La disabilità spesso viene considerata come una caratteristica della persona, senza pensare alla relazione che intercorre tra ambiente e individuo.
L’International Classification Functioning ( anche detto ICF) definisce la disabilità come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali, e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo. Ogni individuo vive, infatti, all’interno di un ambiente nel quale è chiamato a svolgere determinati ruoli e compiti: l’abilità o l’inabilità delle persone può essere stimata in termini di grado del compimento di questi ruoli e compiti. Quando un individuo è descritto come inabile, la descrizione non è completa. L’abilità/inabilità costituisce una valutazione del livello di funzionamento dell’individuo all’interno del suo ambiente (Nagi, 1964).
La disabilità deve essere intesa come un “concetto relazionale” che non può essere descritto interamente solo dagli attributi della persona: bisogna considerare il ruolo delle aspettative del paziente, così come le percezioni dello stesso sulla disabilità, la definizione di disabilità da parte delle altre persone che lo circondano e le caratteristiche dell’ambiente (Stobo et al., 2007).
L’ambiente ha un ruolo importante nel determinare la disabilità. Infatti, un ambiente con barriere può limitare le attività di un individuo, mentre un ambiente accessibile o con facilitatori le può favorire.
La disabilità non dovrebbe essere considerata come una condizione che può riguardare un ristretto numero di persone, ma come un’esperienza che potremmo ritrovarci ad affrontare tutti nella vita. Chiunque può trovarsi in un contesto ambientale non adatto alle sue esigenze e questo può causare una situazione di disabilità.
E’ proprio per questo che è importante promuovere e difendere una cultura dei diritti per le persone con disabilità.